I DINTORNI E IL PARCO DELTA DEL PO

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COMACCHIO
Comacchio è il centro storico più originale ed affascinante nel Parco del  Delta del Po.
Erede dell’anticaSpina, a lungo contesa da ferraresi e ravennati, da Papi e Imperatori,  ha origini antichissime: sorse infatti agli albori del Medioevo, quando l’insediamento iniziale si stabilì su una catena di isolotti affioranti nella foce padana sempre in divenire. Pesca, vallicoltura, produzione del sale furono la fonte della sua floridezza e anche dei suoi rovesci, a causa dei conflitti che la opposero a Venezia. Dopo l’epoca estense, durante il dominio dello Stato Pontificio, la città rinacque, tanto che i più felici interventi architettonici e monumentali risalgono proprio al Sei-Settecento.
Comacchio è una città lagunare che incanta: è garbata e genuina, dotata di una vitalità che trova linfa nel rispetto della propria storia e nella volontà di valorizzarla. Un nitore diffuso ricorda la vicinanza con il mare, la cui luce riempie gli spazi urbani, ancor più potenziata dalle superfici quiete dei canali.

( tratto dawww.ferraraterraeacqua.it)

ABBAZIA DI POMPOSA
La grande abbazia con il campanile-faro ed il borgo monastico di Pomposa erano situati all’incrocio del tracciato viario delle vie “romee”, che portavano a Roma attraverso i valichi orientali delle Alpi e degli Appennini. Fu un caposaldo della cultura nella vita non solo dei territori circostanti ma di tutta l’Italia centro-settentrionale, meritandosi l’appellativo di «monasterium princeps», come scriveva Guido, il monaco “inventor musicae”.Il complesso è articolato in tre nuclei essenziali: la chiesa, preceduta da un elegante atrio e con accanto il campanile, il monastero ed il palazzo della Ragione. Il nucleo più antico è la basilica di Santa Maria (tardo sec. VIII), ma in una fase precedente sarebbero esistite due piccole chiese. A fianco della basilica sorge, autonoma, la torre campanaria, realizzata nel 1063 dal “magister Deusdedit”.Del grande monastero rimangono l’aula capitolare, il sovrastante dormitorio ed il refettorio che si affacciano sul cortile, dove restano i pilastri angolari dell’antico chiostro (XII sec.) e, al centro, una vera da pozzo veneziana del XV secolo. Il palazzo della Ragione (XI sec.), dove gli abati amministravano la giustizia sulle terre di loro giurisdizione, sorge isolato di fronte all’abbazia; fu ricostruito, modificando anche la facciata, nel 1930-31. Dal 1977 il Museo Pomposiano è allestito nel locale un tempo destinato a dormitorio; l’eterogenea collezione raccoglie materiali della chiesa e parti distrutte del complesso, recuperati nel corso dei numerosi scavi o in seguito a ritrovamenti fortuiti.
( tratto da www.castelloestense.it)

LA PIEVE DI SAN GIORGIO AD ARGENTA
La pieve di San Giorgio sorge isolata sulla destra del fiume Reno, non lontano dal centro abitato di Argenta; è uno dei monumenti più significativi della provincia di Ferrara. Durante tutto l’alto Medioevo era stata un punto di riferimento istituzionale ed amministrativo per gli abitanti del territorio. Lo storico Andrea Agnello nel Liber Pontificalis Ecclesia Ravennatis ne tramanda la data di costruzione attorno al 569-570. La prima attestazione della presenza nella chiesa del fonte battesimale è del 1022; cento anni dopo la pieve fu ristrutturata: di quell’intervento resta il portale marmoreo romanico con la raffigurazione dei mesi sugli stipiti ed il martirio di San Giorgio nella lunetta. Un’iscrizione in versi lo dice realizzato nel 1122 da Giovanni di Modigliana. Il declino di san Giorgio iniziò a metà del XIII secolo, quando i depositi alluvionali avevano pressocchè interrato la zona e si decise di trasferire il fonte battesimale nella chiesa di San Nicolò di Argenta. Le ricerche e gli scavi condotti tra il 1982 ed il 1986 hanno permesso di ricostruire la storia e la fisionomia della pieve.
Oggi è visibile esternamente ed è immersa in un bellissimo parco vicino alle valli di Campotto.
( tratto dawww.castelloestense.it)

TRESIGALLO
Una tradizione leggendaria, peraltro non attestata da alcun riscontro storico, attribuisce il toponimo di Tresigalloalla presunta venuta dei Galli (Trans Galliam), ma l’etimologia più attendibile lo fa risalire a Tresicalis da trisis, trivio, incrocio di strade e calis, calle, strada, indicando dunque un luogo più elevato, dove correvano le principali vie di comunicazione. L’aspetto attuale di questo centro, di stampo razionalista sia nell’architettura che nell’impianto urbanistico, è il frutto del tentativo, negli anni a cavallo tra il terzo e il quarto decennio del ‘900, di farne una piccola capitale del razionalismo.
( tratto dawww.ferraraterraeacqua.it )
Tresigallo vive il suo periodo più importante a partire dai primi anni ’30, quando viene iniziata la costruzione di una strada a lunghi rettifili per accorciare le distanze verso Ferrara. Gli anni successivi vedono il sostanziale mutamento dell’aspetto del paese: vengono costruite le strade, le piazze, le grandi infrastrutture, i centri sportivi, educativi, sanitari, industriali, tutti seguenti una logica urbanistica e simbolico-formale, voluta dall’allora ministro dell’agricoltura Edmondo Rossoni, nativo di Tresigallo dalle origini sindacaliste rivoluzionarie, per frenare l’esodo verso la città. Oggi Tresigallo “Città del Novecento”, emerge per la sua unicità tra le città di nuova fondazione. Caratterizzata dalla contemporaneità e dallo stile architettonico ed urbanistico razionalista, è l’applicazione su scala reale delle teorie di scuola tedesca sulla progettazione democratica della “città nuova”, esempio architettonico di interesse attuale per esperti e studiosi della materia Tresigallo rappresenta una felice quanto assolutamente solitaria esperienza di architettura, uno dei pochi esempi rimasti di città di fondazione progettata a tavolino (…). Tresigallo (…) ha ottenuto il riconoscimento di “Città d’arte”, è, nella sua interezza, un bene storico e culturale e come tale deve essere rivalutato e difeso.
Tresigallo fa parte dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia
www.borghiautenticiditalia.it

CASTELLO DI MESOLA
Mesola sorge dove la strada Romea attraversa il Po di Goro. Gli Estensi possedevano l’immenso bosco di Mesola, cantato anche da Ludovico Ariosto. Qui il duca Alfonso II “per comodità delle sue cacce” e a coronamento della bonifica del Polesine di Ferrara, fece costruire il castello che è l’ultima delle delizie estensi, eretta da Giovan Battista Aleotti su progetto di Marc’Antonio Pasi, detto “Il Montagnana”.Trattandosi di un bene allodiale, ossia di piena proprietà, gli Estensi conservarono Mesola anche dopo il 1598, anno del loro trasferimento a Modena. Nel 1771 Ercole III d’Este, duca di Modena, diede il castello e la tenuta in dote alla figlia Beatrice, andata sposa all’Arciduca Ferdinando d’Austria, figlio di Maria Teresa. Seguirono vari passaggi proprietari , dallo Stato pontificio alla Repubblica francese, e solo nel 1911, con l’intervento dell’ SBTF (Società per le Bonifiche dei Terreni Ferraresi), iniziò una serie di lavori di mantenimento ed estensione della tenuta. Nel 1952 passò sotto il controllo dell’Ente Delta Padano ed ora è si proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Ferrara. E’ sede del Centro di Educazione Ambientale.
( tratto dawww.ferraraterraeacqua.it)

LE DELIZIE DEGLI ESTENSI 
Le Delizie Estensi compongono quel sistema monumentale di residenze di corte circondate da giardini e parchi che gli Este hanno costruitotra la fine del medioevo ed il rinascimento nella città di Ferrara e nel territorio circostante e che oggi rappresentano, assieme al paesaggio culturale che le circonda, il sistema portante del sito, Patrimonio dell’Umanità, denominato “Ferrara città del rinascimento ed il suo delta del Po”.
( tratto dawww.ferraraterraeacqua.it)
Alcune delle delizie ancora visitabili:

  • delizia del Verginese
  • delizia di Belriguardo
  • delizia di Benvignante
  • delizia di Fossadalbero
  • delizia della Diamantina

CENTO
Con il suo centro storico caratterizzato dai numerosi portici che accompagnano le vie cittadine la città del Guercino è una piccola capitale dell’arte, della cucina, dell’economia, dove le tradizioni ferraresi, bolognesi e modenesi si fondono armonicamente. Fu dominio feudale dei vescovi di Bologna, poi ceduta agli Estensi in occasione del matrimonio tra Lucrezia Borgia e Alfonso I d’Este. Del periodo medievale sopravvive ancora l’istituto della Partecipanza Agraria, originale sistema di suddivisione della terra a rotazione familiare.
( tratto dawww.ferraraterraeacqua.it)

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